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"Come un albero", piccoli e grandi momenti

Giugno, luglio e agosto sono stati mesi intensi per i più piccoli, che dopo il lockdown avevano una gran voglia di tornare a vivere la socialità con i cotanei.

Michele Valbusa, responsabile della pianificazione dei servizi educativi per La Tata, ci racconta com'è andata ad "Asilo estivo", centro estivo per la fascia d'età 2-6.

 

Asilo estivo 2020: com'è andata?

«Il format di centro estivo per la fascia 2-6 anni ha avuto un successo anche maggiore rispetto allo scorso anno, che era stato già positivo pur essendo quello dell'attivazione. Il grande impegno e le difficoltà affontate si sono tramutati in un'estate ricca di soddisfazioni. Vedere l'entusiasmo dei piccoli al momento dell'entrata e la volontà di trattenersi oltre quello dell'uscita ha reso l'idea di quanto il servizio sia riuscito».

 

Cosa si può condividere sui singoli servizi?

«A Bosco Chiesanuova i numeri sono stati elevati e costanti durante tutta la durata del servizio, portandoci a prolungare l'esperienza di due settimane. Data la situazione generale non ci aspettavamo un’affluenza tale, non solo da parte di famiglie del luogo, ma anche di nuclei provenienti da comuni limitrofi o in villeggiatura.

Siamo pienamente soddisfatti anche dell’esperienza di Roverè Veronese, che era al primo anno. Tutte e quattro settimane di servizio sono state attivate al massimo della capienza prevista.

Purtroppo non è riuscita l'attivazione della proposta di Cerro Veronese: la richiesta da parte delle famiglie era sì alta, ma purtroppo non sufficiente per progettare e proporre un servizio ad un costo sostenibile».

 

Qual è stato il gradimento sul tema "Come un albero"?

 «Premetto che le maestre non hanno avuto grandi possibilità di comunicazione con le famiglie: il divieto di assembramenti costringeva una ricongiunzione tra piccoli e genitori senza possibilità di dare veri e propri rimandi a mamme e papà. Tuttavia i bambini hanno partecipato attivamente alle attività legate al tema, e ritengo che sia significativo sul fatto che il tempo all'interno del servizio sia stato goduto appieno.

Qualche lacrima da parte dei piccoli c’è stata, come prevedibile, ma sempre e solo al primo giorno di partecipazione ed al primo momento di distacco… poi, solo tanto divertimento e gioia».

 

Come le amministrazioni sono state determinanti nella realizzazione?

«Anche per questo format la collaborazione con le amministrazioni è stata importante. Abbiamo avuto bisogno di grandi spazi e numerose aule per garantire gli standard di distanziamento sociale. Amministrazioni e istituti scolastici si sono resi disponibili a concederci l'utilizzo degli interi plessi. Inoltre l’applicazione delle linee giuda ha praticamente raddoppiato i costi rispetto agli anni precedenti: l’intervento economico delle amministrazioni locali ha aiutato ad abbattere le rette per le famiglie».

 

Le misure anti-Covid hanno obbligato al controllo massimo: qual è stato il risultato?

«Le normative ci hanno messo a durissima prova. Abbiamo diviso i bambini in gruppi di 4/5 componenti e di conseguenza ricercare un adeguato numero di operatrici. Non è stato possibile prevedere un periodo di ambientamento per i più piccoli che accedevano al servizio, né lasciare che i partecipanti incontrassero gli amichetti presenti negli altri gruppi.

Le operatrici, che doverosamente ringraziamo per la serietà nell'applicare tutte le direttive, hanno inizialmente dovuto “prendere le misure” con le nuove modalità di svolgimento: gli esigui numeri hanno diminuito drasticamente la possibilità di interazione tra coetanei, ma anche aumentato la relazione significativa con la maestra. Tutti i partcipanti sono risultati integrati, ritrovando parte di quella “normalità” persa nel periodo di lockdown».

Alcune immagini scattate dalle operatrici durante il servizio 2020


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